
STORIA DELL’ARAZZO
L’arazzo è un tipo di tessuto con ornamenti e figure, in cui la trama (ovvero il filo o l’insieme dei fili che, intrecciandosi con quelli dell’ordito, formano il tessuto) ricopre l’ordito (ovvero il complesso dei fili che formano la parte longitudinale della stoffa; tesi parallelamente sul telaio , si incrociano con la trama costituendo il tessuto), secondo una tecnica di lavorazione già in uso nel XIII sec. nella città di Arras(dal cui nome deriva il termine).

In questa foto vi è raffigurato l'Arazzo V°, dove
Vespasiano assiste alla liberazione di Giuseppe Flavio
E’ un tessuto di alto pregio, ornato da motivi naturalistici e astratti o da scene con figure caratterizzato da una particolare tecnica di esecuzione. Gli arazzi erano eseguiti da operai specializzati che lavoravano su grandi telai utilizzando due tecniche diverse: ad alto liccio,con il telaio disposto verticalmente e a basso liccio, con il telaio in posizione orizzontale.

Un particolare dell'Arazzo VII°, dove Tito riceve
degli oggetti sacri.
Fra i pezzi più antichi i tre frammenti del duomo di Halberstadt e fra i più sfarzosi i cosiddetti tapis d’or, prodotti a Bruxelles. Accanto alle manifatture fiamminghe, attive dal XIII SEC, sono famose nel Rinascimento quelle italiane(Mantova e Ferrara) e quella francese di Fontainebleau.
GLI ARAZZI FIAMMINGHI DI
MARSALA
Gli otto arazzi fiamminghi custoditi nel museo retrostante la cattedrale della città di Marsala, sono stati donati alla città da mons. Antonio Lombardo con atto notarile scritto a Messina nel 1589. Mons. Lombardo, nominato arcivescovo di Messina nel 1584, fu uno dei più illustri cittadini marsalasi del XVI sec.

La foto dell'Arazzo II°, mostra i Tiberesi
inginocchiati in segno di sottomissione, con Vespasiano sulla destra
Fu probabilmente negli anni del suo episcopato messinese che mons. Lombardo venne in possesso degli arazzi fiamminghi ponendo le condizioni che” in perpetuum”(per sempre) non venissero né venduti, né trasferiti dalla chiesa Madre. Incerta la modalità secondo cui il mons. sarebbe venuto in loro possesso. Sono state ipotizzate tre possibilità:1-un dono dell’imperatore Filippo II di Spagna presso la cui corte si era recato più volte;2- l’acquisto a Madrid;3- l’acquisto a Messina nel cui porto si esportava verso le Fiandre seta grezza siciliana e si importavano tavole e tele dipinte. Gli otto arazzi narrano le principali vicende della conquista di Gerusalemme da parte dei romani Vespasiano e Tito(66-68 d.c.) secondo il testo del De Bello Judaico dello scrittore ebreo Giuseppe Flavio che vediamo ritratto in più di un arazzo. Il contenuto accennato della guerra e riappacificazione romano-giudaica viene da molti considerato quasi una metafora della guerra e della riappacificazione ispano-fiamminga in seguito alle guerre di Filippo II contro i Protestanti dei Paesi Bassi negli ultimi anni del cinqucento. Le dimensioni degli otto arazzi variano fra i cm.350x254 e i cm.350x500.

La foto riprende una vista dell'Arazzo I°, dove
vi è rappresentata la cattura di Giuseppe Flavio.
Essi sono tessuti ad alto liccio con intreccio di lane e sete colorate dal rosso al verde al giallo al blu.Tutti gli otto arazzi hanno una larga bordura di quasi mezzo metro caratterizzata da elementi figurali classicistici: ghirlande, vasi, frutta intrecciata in festoni, Apollo che suona la cetra e ancelle portatrici di anfore, scene di sacrificio…… Sul bordo inferiore è visibile la sigla B.B.,riferibile alla città di origine, Bruxelles, e alla regione Brabant mentre lungo il bordo verticale troviamo le inziali C e T sovrapposte che si ritiene appartengano all’arazziere belga Cornelius T’seraets o Tons.

Un Particolare dell'Arazzo IV° dove Vespasiano
imperatore riceve l’omaggio del governatore della Siria.
Questi utilizzo quasi certamente dei cartoni eseguiti da Pietre Kempencer o de Kempeneer, meglio conosciuto come Pedro Campana.
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